santa Barbara in Agro
ultimo aggiornamento: domenica, 03 luglio 2016 - ore 22.15
    Orari

    Sante Messe:
  • Festivi - ore 10.30
  • Sabato, S. Messa pre-festiva - ore 17.00
  • Feriali - Mercoledi ore 17.00
  • S. Natale, 1 Gennaio e S. Pasqua ore 11.30
    Adorazione Eucaristica
    e Lectio Divina:
  • Giovedì - ore 18.30
    Preghiera per i malati:
  • Ultimo martedi del mese - ore 19.00







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La comunita' parrocchiale di Santa Barbara in Agro vuole ricordare a tutti che il "cantiere-chiesa" e' sempre aperto, ma altrettanto in costruzione e rinsaldati devono essere i vincoli che ci legano e che ci fanno crescere come cristiani. "Non amiamo a parole....ma con i fatti e nella verita'" (1Gv 3,18)

UN PASSO IN PIU': TORNA IL GREST 2016

Torna il grest in parrocchia dal 4 luglio al 22 luglio 2016.

Dal lunedì al venerdì, dalle ore 16.00 alle ore 19.00 vi aspettano laboratori creativi, giochi, recitazione, musica e balli


Per informazioni chiamare in parrocchia al numero 0746/755751







ESTRAZIONE LOTTERIA DI BENEFICENZA IN OCCASIONE DELLA FESTA DI SANTA BARBARA

Conservate i biglietti della lotteria!!!

La prevista estrazione della lotteria di beneficenza è rinviata al 18 settembre 2016, alle ore 23.00


Tutti i biglietti già venduti restano validi per l'estrazione del 18 settembre







LUTTO IN PARROCCHIA: ANNULLATE TUTTE LE MANIFESTAZIONI RICREATIVE PREVISTE PER LA FESTA DI SANTA BARBARA

La comunità di Chiesa Nuova si stringe al dolore della famiglia Franceschini per la prematura scomparsa di Simone, giovane ventiseienne della nostra parrocchia.

In segno di rispetto tutte le manifestazioni ricreative in programma per i festeggiamenti di S. Barbara sono annullate.

Restano confermate le celebrazioni della S. Messa Solenne alle ore 10.30, dei Vespri alle ore 18.30 nonché la Solenne Processione in onore della Santa, alle ore 19.00

La prevista estrazione della lotteria di beneficenza è rinviata al 18 settembre 2016, alle ore 23.00





FESTA DI SANTA BARBARA 2016



 
























































Martirio cristiano: una realtà ricorrente nella storia umana

di Maria Teresa Ciace

(preleva l'articolo in formato pdf)

“Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe, e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato” Mt 10,17-22 Queste parole, tratte dal vangelo di Matteo, risuonano davvero profetiche se lette alla luce dei fatti a dir poco terrificanti, insensati e diabolici di cui è piena la cronaca televisiva e giornalistica di questi ultimi anni. E’ datata solo 8 marzo 2016, l’uccisione di quattro suore dell’ordine di madre Teresa ad Aden, la zona più funestata dalla guerra contro i ribelli sciiti Houti.

Erano lì per assistere anziani e disabili e, nonostante fossero state avvertite del reale pericolo che correvano, avevano voluto restare per prestare la loro opera proprio in quella parte del paese più povero. E pensare , che in tutto il mondo, l’8 marzo è la festa della donna. Sono anni ahimè che facciamo i conti con fatti del genere! Sempre più diffusi, efferati, globalizzati e, quel che è peggio fuori da ogni logica. Ciò che maggiormente ha colpito in questo tragico evento, è stata comunque la superficialità con cui la notizia ha attraversato il mondo dei media: brevi articoli sui giornali, servizi televisivi ridotti, il tutto consumato nel tempo di una giornata. Potremmo dire: “Una globale manifestazione di indifferenza!”

La morte delle quattro suore non ha certo avuto l’audience di tanti tragici fatti di cronaca nera che riescono a riempire per mesi lo spazio dei talk show televisivi e le pagine dei giornali. Nella violenza che l’ha contraddistinto, è stato comunque un evento privo di quegli elementi che suscitano curiosità morbose o che peggio, toccano interessi governativi e finanziari. Papa Francesco, alla notizia del massacro, così si è espresso:”Questi sono i martiri di oggi”.” A proposito di martiri dei giorni nostri, come non ricordare la strage di cristiani avvenuta il 27 marzo 2016 nel parco pubblico di Lahore, nel Pakistan centrale. Un attacco suicida ha fatto 72 vittime e 300 feriti, in maggioranza donne e bambini che festeggiavano all’aperto la giornata di Pasqua. In questi giorni poi si è tornati di nuovo a parlare del caso di Asia Bibi, una donna cristiana cattolica, madre di cinque figli, condannata a morte per blasfemia.

Avrebbe, secondo l’accusa, offeso il profeta Maometto. Sono passati circa sette anni da quel famoso 19 giugno 2009 e Asia ha subito di tutto: le minacce, gli insulti, lo stupro. Ha sofferto la fame, la mancanza della famiglia, è stata sottoposta a situazioni e condizioni degradanti che hanno leso la dignità della sua persona, ma non la forza della sua fede che non ha mai rinnegata. Il martirio, in questo terzo millennio, si configura sempre più come un’esperienza globale e non solo in senso geografico. Andando nel dettaglio, ad esempio, nei paesi a maggioranza musulmana, l’avversione nei confronti della fede cristiana è esplicita. L’undici settembre, le guerre in Afghanistan e Iraq, hanno in alcuni contesti, complicato ulteriormente le cose: l’estremismo religioso si è mescolato con un odio anti occidentale che ha individuato nel cristiano il nemico da combattere.

C’è da dire che le persecuzioni di marca induista non sono da considerare meno pericolose, altrettanto quelle registrate nei paesi comunisti, Cina,Laos, Corea. In Africa poi, le tante guerre interne, armate dagli occidentali per interessi economici e altrettanto in fretta dimenticate, la povertà, l’ignoranza, hanno generato una violenza inaudita. La chiesa cristiana è stata duramente colpita, ma non si è mai stancata di dare testimonianza. Il cardinale Martini, riferendosi al ventesimo secolo, lo aveva definito come un tempo della storia della Chiesa ricco di martiri. Una santità definita eroica perché si era manifestata in mezzo a persone deboli e fragili come noi, ma capaci di lasciarsi possedere da Cristo Gesù.

A quel secolo, così apparentemente pagano, Il Signore aveva concesso in abbondanza, la sua forza, rendendolo ricco più di tutti gli altri di martiri e di santi: martiri della missione, martiri dell’aiuto agli ebrei, martiri delle stragi di popoli, martiri della dignità della persona umana, martiri della carità, martiri della giustizia. San Giovanni Paolo II, nei vent’anni di pontificato, ha elevato agli onori degli altari 286 martiri, vescovi sacerdoti, religiosi, e laici. Tra di essi i più conosciuti sono padre Kolbe e Edith Stein. Per tutti questi martiri c’è un unico denominatore: sono stati uccisi “in odium fidei”, “in odium Ecclesiae”. Ricordare pertanto queste persone, la loro testimonianza di fede, più che un dovere è un impegno pedagogico. La nostra cultura è vecchia, ma ha bisogno di ricordare per conoscere meglio il presente e valorizzare tutte quelle risorse umane che possono donarle lo spirito profetico di cui necessita. E’ in quest’ottica che venerdì, 18 marzo, nella nostra parrocchia di S. Barbara in Agro, abbiamo fatto memoria di tutti i martiri cristiani del 2015.

Abbiamo scelto un tempo, la Quaresima, e uno spazio liturgico, la cappella del Crocifisso per riunirci in preghiera. Nel silenzio sono risuonati, uno dopo l’altro, tutti i nominativi: uomini, donne, religiosi. Per ognuno ho cercato di immaginare il volto, ma ancora di più il desiderio che lo aveva spinto a partire, a cercare tra le miserie della guerra e quelle più rovinose della povertà umana, il riflesso dell’amore di Dio per ogni uomo sulla terra. Mi è venuto spontaneo allora rivolgermi ad uno di questi martiri, ad una donna, per affinità forse: una moglie, una madre, una sorella di comunità. “ Cara sorella, sentire solo brevi notazioni riguardanti la tua vita e la tua esperienza di anni, in un continente così bello, ma così martoriato come l’Africa, mi ha portato ad immaginarti nel quotidiano fatto di precarietà ed essenzialità, per non dire altro. Eppure lì, in quel piccolo villaggio, dove avevi chiesto di andare, hai trovato la tua vera casa. Ne avevi lasciata una, sicuramente molto più confortevole, piena di ricordi, forse anche troppo piena, perché un giorno hai aperta la porta e sei partita. La fede mette sempre in cammino, invita a lasciare le proprie sicurezze per mettersi alla ricerca di quella voce ascoltata nel profondo del cuore. Così fu per Abramo, per Mosè, per Maria ed i Magi, per Giovanni Battista e per tanti uomini e donne come noi, come te, fino ad oggi . Vedi, questo lavoro mi è servito per verificare il mio cammino di fede, valutare l’umiltà e la generosità del mio agire, il coraggio nell’affrontare le sfide e i cambiamenti, la capacità di fidarmi ed affidarmi, di usare misericordia nei confronti dei fratelli e delle sorelle. Devo dirti, che al tuo confronto, mi sono sentita povera. E ti spiego perché: Le nostre continue e sterili lamentele, gli affanni per ciò che non conta, il formalismo dell’agire, il mormorare per abitudine stando comodi, la superbia di pensare di essere sempre nel giusto, non possono che rimandarmi al tuo vissuto semplice, ma pregnante di significato, una catechesi non letta, né ascoltata, né meditata, vissuta semplicemente.

Mi sono anche chiesta come avrei risposto se mi fosse stato chiesto di dare la mia testimonianza cristiana anche a prezzo della vita, come lo è stato per te. In un primo tempo ho pensato: “ Non lo so.” In fondo, in fondo però lo sapevo fin troppo bene: “ Come Pietro!” Quello che ho provato, padre Turoldo lo sintetizza perfettamente: “ Che vergogna! Siamo stati commensali dei martiri e siamo rimasti sempre gli stessi.” Grazie! Credo che a questo punto è inevitabile chiedersi: “ Chi é il martire?” Nell’immaginario collettivo questo termine è stato sempre associato a quello di vittima. Debolezza, passività, rinuncia alla difesa, sacrificio estremo, le espressioni distintive del suo comportamento. E. Pace, nella sua opera “Il Potere della Perdita” capovolge questo luogo comune, non associa cioè il martire con i segni identificativi sopra elencati, sottolinea invece che “il martire è un sovrano perché esercita un potere straordinario, che nessuno uomo comunemente può esercitare, a meno che non entri in una dimensione sacra. Si tratta del potere della perdita, in questo caso, la perdita della propria vita sacrificata per avere qualcosa di più”. E che cos’è quel qualcosa di più?

Gesù stesso, nel vangelo di Marco (10, 29-30)dice: “Non c’è nessuno che abbia lasciato casa, fratelli, o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del vangelo che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel mondo che verrà.”

Sempre nel vangelo di Marco (13,9.11.13) Gesù anticipa la sorte futura di coloro che credono in Lui:” Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia...Vi condurranno via per consegnarvi...Sarete odiati da tutti.”

E’ comprensibile che questo ruolo, di discepolo intendo, non è per tutti, ma ognuno, nel suo piccolo, è chiamato a dare in tanti modi e in tutti i contesti la sua testimonianza cristiana. Nella nostra società secolarizzata non è facile professare la propria fede mantenendo un comportamento coerente con le proprie convinzioni. Non è così semplice infatti affermare che il bene non può scendere a compromessi con il male, che accogliere non è parcheggiare, che opportunismo non è opportunità, e omertà non può essere quieto vivere, che non tutto quello che è possibile con la tecnologia, sia anche lecito moralmente, che libertà non è libertinaggio e che la giustizia non ha nulla a spartire con giustizialismo, che la famiglia cristiana è quella naturale, fondata sul matrimonio ed aperta alla vita.

Il poeta cristiano Mario Luzi affermava in proposito:” Combattimento, questa è l’essenza, secondo me del Cristianesimo. Ed è esaltante, ma anche logorante, una prova dura, degna però, che innalza il valore della vita, della presenza dell’uomo e anche nobilita il mondo che è il teatro di questa prova.” Ecco, se dovessi tracciare l’identità del martire cristiano dei nostri tempi, sceglierei le tante donne e uomini che, ogni giorno, combattono la loro battaglia contro ogni forma di idolatria, fanno scelte coraggiose e controcorrente, decidono con la propria testa e sanno fronteggiare le ostilità, gli intrighi, le maldicenze e tutti i tentativi di adulazione. Si può essere martire anche in maniera non cruenta, egli sa bene infatti che “ non la sofferenza e la morte hanno l’ultima parola, ma l’Amore.”

Per essere martiri è sufficiente lasciarsi amare da Dio. Vorrei concludere questa mia riflessione con i versi del poeta Mario Luzi tratti dalla sua opera “Il fiore del dolore.” Chi parla nella poesia è la voce di don Puglisi, il sacerdote palermitano ucciso da” Cosa Nostra” della quale denunciava le opere e i metodi. Anche lui è un martire dei nostri tempi. “Cos’è una vita
una vita nella vita
immensa, incommensurabile.
La mia ha perso senso
dal non essere più, dall’essermi stata tolta...
Ma non era mia,
era del mondo era della vita.
Signore, la mia vita
in te, presso di te è misteriosamente
tua e mia
pure tra gli uomini
i poveri, i reietti,
tra i quali sono stato a faticare
questo almeno resti:
gli uomini d’onore non sono neanche uomini
sono meno che uomini, si degradano da soli
al rango di animali , aiutali
a liberarsi dall’indegnità,
ma aiuta prima le vittime, aiuta, ti prego, coloro che l’aiutano”.




LE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI E SPIRITUALI: CUORE DELL'ETICA CRISTIANA

di Maria Teresa Ciace

(preleva l'articolo in formato pdf)

Nella Bibbia la parola "Misericordia" compare ben 365 volte, tante quanti sono i giorni dell'anno. Sarebbe bello ed educativo per la riflessione personale scrivere sul calendario, ogni giorno, un pensiero, una preghiera, una breve annotazione sulla misericordia ricevuta e donata. Impareremo a sentirci cercati, amati e salvati da un Padre che si prende cura di noi e ci chiede di fare altrettanto con il prossimo. Le opere di misericordia possono anche diventare un'opportunità unica per ristabilire un tempo ed uno spazio da dedicare alla relazione autentica, essenziale, fraterna. Per una generazione di "connessi", come è la nostra, questo invito potrebbe risultare superfluo; essere connessi però, non vuol dire frequentarsi, vedere, toccare con mano, ascoltare, incrociare gli sguardi, tendere le mani, regalare un sorriso o una carezza. In quest'ottica le opere di misericordia sollecitano ognuno di noi a guardarsi intorno con spirito di rinnovata umanità.

Quante volte nella nostra vita di cristiani siamo stati protagonisti o semplicemente spettatori di opere di misericordia corporali e spirituali! Per chi, come me, è avanti negli anni ricorda bene di averle imparate a memoria "a dottrina" in preparazione ai sacramenti della comunione e della cresima. Ho virgolettato la parola dottrina perché non avrei potuto usare il termine attuale catechismo. Lo studio che veniva proposto era infatti più un indottrinamento, che un percorso di catechesi vero e proprio. La memoria era così bene esercitata, che a distanza di anni, mi meraviglio di ricordarle ancora così bene e in successione. Provando però, ad andare indietro nel tempo, mi sono accorta che l'esercizio di queste "pratiche" aveva una finalità meno profonda e uno spirito diverso da quello che avrebbe dovuto animarle. Tanto per capirci: tutto rientrava nei termini di "buona condotta", " senso del dovere", misericordia confusa con buonismo e, il più delle volte, anche in buona fede. Capitava ad esempio che, accanto a comportamenti generosi e accoglienti, ma senza coinvolgimento personale, per altre situazioni si adottava la strategia del "passare oltre" ( Lc 10,31). Ho cercato di capire perché quell'agire, intenzionalmente buono, mancava poi di profondità, di comunione, di quel "cum-patire" che è fondamento delle opere di misericordia. Una cosa era certa: di tutto quello che avevo fatto, nulla mi aveva toccato nel profondo. Davvero spiazzante! Solo un lungo e faticoso cammino di conversione, mi ha permesso, almeno in parte, di dare una risposta al mio interrogativo. Misericordiosi in senso evangelico si diventa, se nel tempo, siamo stati capaci di riconoscere la misericordia di Dio nei nostri confronti, se ne abbiamo fatta esperienza. Tutto si gioca all'interno di una relazione intima nella quale impari a scorgere il significato dei tuoi limiti, delle imperfezioni, delle tue debolezze e fragilità consegnandole a quel Padre misericordioso che non si stanca mai di bussare alla porta del nostro cuore. Chi ha ricevuto misericordia è anche in grado di datarla, di ricordare le sensazioni fisiche provate: quel fiume di carità che attraversa e bagna ogni cellula del proprio corpo, il calore di un abbraccio che restituisce un legame, la pioggia delle lacrime che lava ogni segno di peccato, una pienezza di vita che trasuda gioia, ristabilisce armonia. Si, ho "avuto fame e sete", mi sono sentita "forestiera", "carcerata"," bisognosa di "consolazione e di consigli" e mi è stato offerto pane, acqua, protezione, libertà, carezze, perdono, tenerezza, parole buone, amore gratuito e salvezza.

L'Amore mi aprì le braccia
e la mia anima indietreggiò,
colpevole di fango e di vergogna.
Ma, con rapido sguardo, l'Amore
vide la mia debolezza fin dal mio primo istante
e venne più vicino chiedendomi dolcemente
se qualcosa mi mancava.
"Un invitato" risposi "degno di essere qui".
"Tu sarai quello", disse l'Amore.
Io, il maligno, l'ingrato?
O mio amato, non posso neppure guardarti.
L'Amore prese la mia mano e replicò sorridendo:
- "Chi ha fatto i tuoi occhi, se non io?"
- "E' vero, Signore, ma li ho sporcati;
lascia la mia miseria vada dove si merita".
- "E non sai tu" disse l'Amore "chi ne portò su di se il castigo?"
- "Mio amato, allora ti servirò".
- "Occorre che tu ti sieda", disse l'Amore, "che tu gusti il mio cibo".
E io mi sedetti e mangiai.
(George Herbert 1593 - 1633)


Mi tornano anche in mente le parole di Marmeladov, l'ubriacone descritto da Dostoevskij nella sua opera Delitto e Castigo. Questo personaggio, incapace di liberarsi dal vizio che lo aveva abbrutito nella persona e mandato in miseria la sua famiglia, trova nel perdono di Dio un'immensa forza rigeneratrice, un'accoglienza che genera commozione. In un passo del libro, che a mio avviso, è una pagina di vangelo, Marmeladov dice: " Colui che ebbe pietà di tutti gli uomini, colui che tutto e tutti comprese, avrà pietà di noi. Egli è il solo giudice, egli verrà nell'ultimo giorno"..... "Tutti saranno giudicati da Lui ed egli perdonerà a tutti: ai buoni e ai tristi, ai santi e ai mansueti"....... " E quando avrà pensato agli altri, allora verrà il nostro turno: " Avvicinatevi anche voi, ci dirà, avvicinatevi voi beoni, avvicinatevi voi disperati." E ci avvieremo senza timore.... E ci tenderà le braccia e noi ci precipiteremo e scoppieremo in singhiozzi e comprenderemo tutto.... E capiremo tutto". Se vogliamo ancora attingere dal campo letterario, come non prendere in considerazione il cap. 21 dei Promessi Sposi e in particolare il dialogo tra Lucia e l'Innominato. Una frase pronunciata dalla donna: " Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia" è infatti in grado di operare una tormentata trasformazione interiore in quell'uomo conosciuto solo per i suoi misfatti. La lunga notte dell'Innominato è quella di tutti gli uomini che fanno i conti con il proprio passato di peccato e desiderano misericordia e perdono. Sono le braccia aperte del cardinale Federigo Borromeo che gli va incontro come ad una persona desiderata, (analogia con la parabola del padre misericordioso) ad accogliere il pentimento dell'Innominato. Anche Thomas Merton, scrittore e religioso statunitense dell'ordine dei monaci trappisti, nella sua opera "Nessun uomo è un'isola" scrive: "Possiamo ottenere misericordia da Dio tutte le volte che la desideriamo, con l'essere misericordiosi verso gli altri; perché è la misericordia di Dio che agisce nei loro riguardi per mezzo nostro, quando Egli ci porta a trattarli come Lui li tratta. La sua misericordia santifica la nostra stessa povertà con la compassione che sentiamo della loro povertà, come se fosse la nostra. Questa compassione non si apprende senza sofferenza. Non la si trova in una vita soddisfatta di sé nella quale perdoniamo platonicamente i peccati altrui senza avere la menoma sensazione di essere noi stessi coinvolti in un mondo di peccato. Se la mia compassione è vera, se è una profonda compassione del cuore e non una questione legale, o una misericordia appresa su di un libro e praticata nei confronti degli altri come un pio esercizio, allora questa mia compassione per gli altri sarà la misericordia che Dio ha verso di me. La pazienza che ho con loro è la pazienza che Egli ha con me, il mio amore per essi è il Suo amore per me. Si può conservare l'amore solo se lo si dona." L'invito a prendersi cura dell'altro è quindi la caratteristica della misericordia divina, l'atteggiamento di Dio verso l'uomo: Commozione e tenerezza, "rachamim", termine ebraico, che indica fisicamente le viscere e "rechem" altro termine biblico che indica invece il grembo materno, l'utero. Entrambi sono segno di profondità, spazio in cui hanno origine i sentimenti più profondi. Nel libro del profeta Isaia ( 49,15) si legge: (Così dice il Signore) "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. " E ancora Misericordia come bontà e fedeltà,"hesed" che attraversa spazio e tempo "perché eterna è la sua Misericordia". (Salmo 135), misericordia come compassione (cum-patire), patire con, stare accanto al fratello condividendo la sua sofferenza. Dio è compassionevole perché è l' Immanu- El, il Dio-con-noi. Nei vangeli Gesù prova in più di un'occasione compassione e partecipazione alla sofferenza delle persone che incontrava. Prova compassione difronte al dolore della vedova di Nain e delle sorelle di Lazzaro tanto da commuoversi, si lascia intenerire dalle folle stanche, affamate, oppresse, smarrite come pecore senza pastore. Origene ( II e III sec.) ha scritto: "Se il Salvatore è disceso sulla terra, è per compassione dell'umanità". S. Agostino (Trattato sul vangelo di Giovanni 33,5) aggiunge: "Il Signore Gesù, chino a scrivere nella polvere bagnata dalle lacrime della peccatrice plasma la sua nuova creatura. Rimasero in due, la misera e la misericordia" Nel fango della storia, Dio rinnova il gesto primordiale della creazione, che adesso ha il nome di "misericordia" ( Misericordiae vultus).

Non mi ha condannato per i misfatti compiuti, ma mi ha
cercato incessantemente e senza rancori.
Ha sofferto per me ed è morto per me.
Ha sopportato tutto per me. Mi ha vinto.
Il Padre ha ritrovato suo figlio.
Fatico a comprendere perché il Signore mi ami così,
perché io gli sia così caro.
Non posso capire come egli sia riuscito e abbia voluto
vincere il mio cuore con il suo amore,
posso solo dire: "Ho ricevuto misericordia"
Dietrich Bonhoeffer, La fragilità del male


Santa Pasqua 2016 - gli auguri del nostro parroco don Fabrizio

Carissimi,
nell'Annuncio di Pasqua, il giorno dell'Epifania, la liturgia ha proclamato: "Centro di tutto l'anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua".

Per chi si riconosce nelle parole e nella vita di Gesù dunque la Settimana Santa è il culmine del cammino della fede soprattutto in questo Anno Giubilare della Misericordia.
Se, come ci ricorda Papa Francesco, Gesù è il volto della Misericordia di Dio, lo è soprattutto nei misteri che vivremo in questi prossimi giorni e che lo vedono patire sotto Ponzio Pilato, morire, essere sepolto, scendere agli inferi…e risorgere il terzo giorno.

È legittimo chiedersi però quale sia il contenuto della Misericordia rivelata dalla Settimana Santa?

Innanzitutto, un amore concreto. Quello che pende dalla croce è un corpo reale come drammaticamente reale è stata la consegna di sé agli uomini che Gesù ha fatto ogni giorno della sua vita.

La concretezza di tutti i gesti di Gesù (annuncio, guarigione, accoglienza, perdono, vicinanza, tenerezza) non è altro che la concretezza della misericordia di Dio.

Poi, un modo di essere. Con la concretezza e la totalità del suo amore Gesù ha svelato non attributo o una qualità di Dio, ma il suo "modo" di essere: Dio è Misericordia, quindi quello che Gesù ha compiuto nella sua vita è svelare la vera identità e il solo modo di essere di Dio. Questo ovviamente non riguarda solo Dio ma anche noi uomini, sue creature "creati a sua immagine". La Misericordia è il volto di Dio ma anche il volto di ogni uomo… anche il nostro volto.

Infine, una speranza reale. Se la Misericordia è l'identità stessa di Dio questo vuol dire che è anche garanzia di eternità. Nel triduo pasquale infatti non viviamo solo la passione e la morte di Gesù ma celebriamo anche la sua risurrezione a conferma dell'eternità della misericordia stessa. Ciò che ha fatto risuscitare Gesù dai morti è stato proprio l'avere scelto di vivere la misericordia. Chi fa sua la misericordia come modo di essere fa già esperienza di eternità e la morte non lo vince e non lo vincerà mai.

In questa Pasqua il Signore ci conceda di trovare nella Misericordia il vero senso e la pienezza della nostra vita!

d Fabrizio

Santa Pasqua 2016 - Calendario eventi nel nostro Santuario Giubilare Diocesano del Crocifisso

  • Venerdì, 18/03/2016
    - ore 20.00
    : veglia di preghiera in occasione della Giornata Mondiale di preghiera e digiuno per i missionari Martiri
    «Pregheremo insieme ricordando il sacrificio di tanti nostri fratelli e sorelle, contemplando la loro vita alla luce della Passione del Signore.» fa sapere don Marco Tarquini, direttore dell’Ufficio Missionario diocesano, ricordando che ogni comunità parrocchiale è chiamata a fare memoria del sacrificio dei missionari e delle missionarie che hanno dato la vita per il Signore.
    Vai all'approfondimento di www.frontierarieti.com

    - ore 21.00: liturgia penitenziale
  • Sabato 19/03/2016, la S. Messa pre-festiva non verrà celebrata
  • Domenica delle Palme, 20/03/2016
    - ore 10.30
    : S. Messa
  • Giovedì Santo, 24/03/2016
    - ore 19.00
    : S. Messa in Coena Domini
  • Venerdì Santo, 25/03/2016
    - ore 19.00
    : liturgia della Passione;
  • Sabato Santo, 26/03/2016
    - ore 22.00
    : veglia Pasquale;
  • Domenica di Pasqua, 27/03/2016
    - ore 11.30
    : S. Messa di Pasqua



14/02/2016 - Aperta la terza porta Santa della Diocesi di Rieti

Dopo quelle della cattedrale di Rieti (il 13 dicembre 2015) e della casa Circondariale di Vazia (quest'ultima durante la S.Messa del 24 dicembre 2015, animata dal nostro coro parrocchiale) alle 16.00 in punto del 14 febbraio 2016 mons. Domenico Pompili ha aperto la porta in bronzo del Santuario del SS.mo Crocifisso della nostra parrocchia e celebrato la S.Messa. E' la terza porta Santa della Diocesi nel giubileo della Misericordia indetto Papa Francesco ed iniziato l'8 dicembre nella basilica di San Pietro a Roma.



Durante questo anno Santo sarà possibile percorrere un cammino di conversione all'interno della chiesa che potrà culminare al cospetto del venerato Crocifisso della Beata Colomba.






Vai alla fotogallery a cura di www.frontierarieti.com


Vedi il video su Youtube a cura di Frontiera Web TV


Novità del 06/02/2016 - Comunicazione Orari

- Mercoledì 10 febbraio ore 18:30 - Celebrazione Eucaristica ed imposizione delle ceneri

- Domenica 14 febbraio ore 16:00 - Apertura della Porta Santa della Misericordia. Al mattino non ci sarà la S.Messa.


Novità del 31/01/2016 - Pubblichiamo alcune riflessioni che Maria Teresa Ciace ci ha inviato a margine di alcuni eventi parrocchiali

  •  La giornata del ringraziamento

    ... L'evoluzione dell'agricoltura, la meccanizzazione e le piu' moderne leggi di mercato hanno modificato di molto il rapporto tra l'uomo e l'ambiente e non sempre vantaggio del primo in termini di salute, progresso, distribuzione equa delle risorse. Dico questo guardando con occhio critico il territorio che mi circonda e non solo. Mi riferisco infatti a tutte quelle problematiche legate alla mancata rotazione delle colture e alla contaminazione di acqua e terreno causata dall'illegale interramento dei rifiuti tossici... (leggi tutto...)


  •  La comunità parrocchiale all'apertura della porta Santa nella casa Circondariale di Rieti

    ... Mentre si svolgono tutte le procedure per accedere all'interno, mi tornano alla mente le emozioni vissute negli anni precedenti, sempre diverse, sempre piu' ricche, sempre piu' umane, evangeliche. Il carcere, come vita quotidiana, la possiamo solo immaginare, ce la racconta chi ne è uscito, le trame dei libri o dei films, i fatti sconvolgenti di cronaca.
    Capita pero', e questo è successo anche a noi, di entrarvi pensando di essere soggetti "liberi" per poi scoprire che ci sono varie forme e modi diversi di sentirsi prigionieri. Nella nostra cultura consumistica e di immagine si corre infatti il rischio di vivere reclusioni molto piu' pesanti di quelle vissute dietro le sbarre... (leggi tutto...)


  •  Il concerto di Natale in parrocchia

    ... E' quando facciamo parlare la musica, che tace in noi qualsiasi voce di disturbo, è allora che cade ogni ostacolo e ci sentiamo leggeri, liberi. Possiamo finalmente farci guidare dalle nostre emozioni, dalle fantasie che le note ci hanno suscitato, dalla melodia che ha accarezzato le corde del nostro essere profondo. La musica è terapia per l'anima! Sono stati questi presupposti a suggerire al maestro del coro della nostra parrocchia, la tematica del concerto i cui protagonisti sono stati i giovani della comunità... (leggi tutto...)